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Mark Zuckerberg attaccato dagli hacker.

Los Angeles, 27-01-2011
Una beffa incredibile, di portata planetaria. Il profilo Facebook del suo creatore, Mark Zuckerberg, è stato violato da pirati informatici. Nessun danno serio, la pagina è stato velocemente rimossa anche se, informa la Cnn, è stata vista da migliaia di persone ed ha ricevuto ben 1800 apprezzamenti (likes).

Bene bravi bis
Subito sul web si sono aperte le discussioni equamente divise tra allarme ed ironia. Fioccano infatti le prese in giro sulla sicurezza beffata e sulla facilita’ con cui e’ avvenuta la violazione informatica. E non mancano quanti si preoccupano
della debolezza del sistema. Se è successo a Mark, perché non dovrebbe succedere anche a me? si chiedono in molti.

“Che l’hackeraggio abbia inizio”
“Se Facebook ha bisogno di soldi invece di chiedergli alle banche perche’ non permette agli utenti di investire in Facebook in modo sociale? Perché non trasformare Facebook in un ‘social-business’? Che ne pensate?”, si leggeva nel messaggio postato illegalmente.

La risposta di Facebook
Nelle stesse ore, con timing perfetto, il social network annunciava sul suo blog ufficiale l’offerta di una fruibilità più sicura grazie a connessione via https, per ridurre al minimo il rischio di pirateria, soprattutto quando il sito è accessibile su
computer o reti pubbliche. Ma non è tutto: Facebook starebbe lavorando per
rafforzare le procedure per l’identificazione di sicurezza degli utenti con una “social autenticazione” particolare. L’idea è quella di chiedere agli utenti Facebook invece di riconoscere una sequenza di lettere e numeri con ortografia bizzarra (codice Captcha), il nome di un “amico” del quale viene proposta di volta in volta la foto. Insomma, se i pirati della rete possono conoscere la tua password, non sanno riconoscere i tuoi amici…

Come fare altri soldi
Ma Facebook non lavoro solo su sicurezza e privacy. Gli utenti che fanno click su ‘mi piace’ di un marchio o di un negozio potrebbero presto notare che le loro preferenze vengono ritrasmesse sulle pagine dei loro amici come ‘Storia sponsorizzata’ dagli inserzionisti. E per ora non c’è modo di impedirlo. Facebook sostiene che in questo modo gli inserzionisti possono promuovere raccomandazioni che altre persone hanno gia fatto sul sito. Ma coinvolgere gli utenti in pubblicità virale senza avere il loro consenso comporterebbe altri problemi legali per Facebook. Marc Rotenberg, direttore esecutivo del centro per l’informativa sulla privacy elettronica Usa, ha detto che in questo caso Facebook guadagna soldi grazie al nome di una persona o al suo ‘mi piace’ senza nessuna autorizzazione. Rotenberg ha definito questa procedura “subdola e ingannevole” e ha invitato gli utenti a farsi sentire.

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